(Presidente della Comunità Montana della Lunigiana)

Forse nel 2099 si scriverà un volume di cronaca sul primo secolo del nuovo millennio, nel quale, anche se per ora il libro è ancora chiuso, sarà documentata la crescita civile ed economica della nostra terra. Sono certo infatti che i segnali positivi di sviluppo che hanno caratterizzato la Lunigiana negli ultimi anni prevarranno nel prossimo decennio sul permanere di condizioni di marginalità e di arretratezza e proromperanno nella rinascita di un territorio che ha enormi ricchezze ambientali, umane e culturali spesso non adeguatamente esaltate.
Mi sono domandato spesso come sarà la Lunigiana fra 50 anni. Sicuramente sarà più libera, avrà una forte identità, sarà rispettosa delle altre culture proprio per avere superato le proprie divisioni campanilistiche, sarà capace di essere interlocutrice ed attrice nella grande rete della comunicazione e della conoscenza tra popoli e realtà diverse.
Sogno insomma una Lunigiana che dia ascolto ed opportunità a grandi progetti, qualificandosi come una Silicon Valley delle idee, avendo costruito un sistema di relazioni aperto, attraverso la saldatura del nostro patrimonio storico con la capacità di ascolto e di integrazione delle migliaia di lunigianesi che hanno lavorato e fatto fortuna in ogni parte del mondo. Questa è la prospettiva. E il compito degli amministratori che si affacciano al nuovo millennio è di proporre e realizzare nuovi progetti, ma soprattutto di creare le condizioni affinché nuovi progetti, di cui ignoriamo i contenuti ma che troveranno origine nel nostro patrimonio storico, possano affermarsi e a loro volta promuovere, in una reazione a catena, nuove idee e nuove opportunità. Dalla metà degli anni '90 la Comunità Montana della Lunigiana ha lavorato con grande intensità su tre piani diversi:

  1. creare le condizioni dello sviluppo economico proponendo iniziative ma anche battendosi contro un'ingiusta e pesante emarginazione a cui questo territorio era stato condannato;
  2. proporre la trasparenza amministrativa e il coordinamento fra gli enti come il terreno ideale su cui far crescere la concertazione fra diversi attori privati e pubblici;
  3. ricostruire un senso forte dell'identità dei lunigianesi dando compiutezza, in una prospettiva di crescita civile e di integrazione economica, alla nostra cultura e alle storie individuali di uomini che hanno avuto una grande idea della Lunigiana.

Questo lavoro non è stato vano. In questi ultimi anni abbiamo potuto verificare che gli indicatori economici iniziano a essere positivi: ci sono più investimenti, nuove attività economiche, nuove iniziative imprenditoriali. Soprattutto i giovani pensano al loro futuro non come emigranti ma legato alla loro terra e ritrovano nel senso di appartenenza ad un ambiente così pregiato un forte valore di vita.
Il bisogno di avere ben presente la nostra identità, il bisogno di non perdere la memoria dei fatti e degli uomini da cui deriviamo, ha favorito la disponibilità della giunta della Comunità Montana verso l'idea di ricostruire una scorrevole, comprensibile, ma sostanziale sintesi della cronaca degli ultimi 100 anni.
Nel contempo ci è sembrato importante recuperare un vuoto nella cultura storica lunigianese, che pure è molto sviluppata ma che è più assuefatta a guardare al Medioevo e ai secoli seguenti piuttosto che a questo 1900, così ricco di idee che condizioneranno l'inizio del nuovo millennio. A fianco alla cronaca di questo secolo, abbiamo voluto aprire, con il contributo di studiosi di storia lunigianese, alcune schede di riflessione, una specie di bilancio sugli eventi e sull'attività di uomini che hanno inciso la nostra storia e che hanno aperto brecce spesso ancora aperte.
Quattro uomini mi piace ricordare tra i protagonisti della storia lunigianese di questo secolo: Luigi Campolonghi, giornalista, scrittore, grande narratore della sua amata Lunigiana; il vescovo Sismondo, mediatore di pace durante la seconda guerra mondiale, al quale tanti lunigianesi, di destra e di sinistra, debbono la vita; Dante Castellucci, detto Facio, uomo del Sud, partigiano, amico dei fratelli Cervi, coraggioso combattente della Resistenza ed intellettuale, anticipatore di un'idea troppo libertaria di socialismo per la quale ha dovuto pagare con la vita; Manfredo Giuliani, il pensatore più lucido dell'idea Lunigiana, ma anche il suo storico, il suo etnologo più appassionato. Attraverso le pagine di questa opera mi sono ritrovato seduto in platea al Teatro della Rosa di Pontremoli nel maggio del 1910, ad ascoltare Manfredo Giuliani mentre evoca l'unità linguistica, economica, storica e culturale dell'etnia dei lunigianesi e propugna la nascita della provincia Lunigiana. Questo evento politico non si è avverato in questo secolo e probabilmente non si realizzerà nemmeno nel prossimo. Grazie a Manfredo Giuliani, ai suoi studi e alle sue idee, sento però di appartenere a una terra della quale sono molto fiero di essere figlio.
Infine un sentito ringraziamento allíex Presidente della Comunità Montana Giovanni Zammori che con grande intuito e sensibilità ha fortemente voluto la realizzazione di questa opera. (Maurizio Varese)