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La
sorgente
L'alto
Magra quando vien fuori, appena neonato, dal
Monte Borgognone, è già tutto
un susseguirsi di zampilli fra i monti di roccia
immersi in una cornice di boschi di castagno.
Nel suo debutto gorgoglia rumoroso assieme a
migliaia di rivoli che provengono dalle vallate
laterali. Appena sotto le sorgenti occhieggiano
le prime selvaggie cascate del torrente che,
di tanto in tanto, cade fra le braccia di gole
profonde e stretti inacessibili. Qui, fino all'abitato
di Pracchiola, il Magra è tutto un cambiar
d'umori. Lo si vede scendere fra rocce e sassi
scarruffato e in continua lite con se stesso.
Poi i primi
slarghi lo convertono ad essere più mite
e gentile.
L'incontro
con il Civasola
Una fragorosa cascata si placa in una pozza
color smeraldino. Tra le foglie della vegetazione
arborea filtrano raggi mattutini a creare nell'acqua
la più bella tavolozza di tutti i possibili
riflessi argentei.
Scendendo più a valle attende uno spettacolo
di buche, di cascatelle spumeggianti, di gorghi,
di brevi spianate interrotte da grossi massi
fino all'incontro con il Civasola presso l'abitato
del Molinello. Le acque fresche ed ossigenate
del gradito tributario danno nuovo vigore al
Magra. Rigagnoli rumorosi e lucenti appaiono
e scompaiono tra il fitto di una macchia in
gara ad inventare tutte le possibili gradazioni
del verde.
I
«bozi»
Più a valle il fiume riprende fiato.
Lo convincono in un gorgogliare lieve le prime
grandi buche ove momentaneamente si raccoglie.
Siamo ai
"bozi" dell'alto Magra. C'è
che sostiene che questi piccoli laghetti siano
i più belli dell'intera rete idrografica
lunigianese.
Una piccola esplorazione conferma il detto.
Una grande pozza verde fra due enormi sassi
è il lago "Scaié". La
tentazione per un contatto con queste acque
è forte.
Qui non esistono dubbi ecologici. L'acqua in
questa zona è ancora pura ed esente da
inquinamenti, il bagno è un sogno della
natura e in molti ne approffittano durante l'estate.
Appena più sotto ecco i "Due Bozi"
incorniciati da grossi massi ora aguzzi, ora
dolcemente degradanti verso l'acqua. Appena
più in alto domina un grande sasso. L'acqua
in centinaia di anni lo ha accarezzato, schiaffeggiato,
lambito rendendolo quasi senza asperità.
Questo sasso un tempo ha rappresentato per alcuni
pescatori, colti dal sopraggiungere della notte,
un autentico rifugio, un letto improvvisato
al chiarore di mille lune estive. Mai un pescatore
del luogo si sarebbe fermato a riposare qualche
ora nel bosco per timore di inattesi imprevisti.
L'imprevisto, raccontano i vecchi, ebbe le forme
di una cinghialessa con i neonati intenti ad
abbeverarsi nel fiume. Un pescatore, passato
incautamente nelle sue vicinanze, fu costretto
a rimanere più di un'ora in mezzo all'acqua.
Questo
è il Magra Alto. In grado di distribuire,
talvolta, qualche brividino di paura ma che
merita di essere conosciuto per tutto quanto
di bello sa ancora donare.
La
«Tecia della Lontra»
Fra le piacevoli sorprese del luogo va ricordata
anche la "Tecia della Lontria", piccolo
bozo sulle cui rive si staglia una pietra scavata.
E' voce
comune che in questa cavità naturale
un tempo si potessero rifugiare famiglie di
lontre.
In questo
laghetto gli abitanti del Molinello assicurano
di aver vedere spesso il vorace predatore immergersi
in acqua, attraversando velocemente il fiume,
alla caccia di pesci.
L'evento,
visto la quasi estinzione attuale della specie,
rappresenta oggi un fatto di grande suggestione.
Il
Magra a Pontremoli
Lasciati questi laghetti, dopo un'ultima sosta
al "Bozo Cabroni" il Magra scende
velocemente verso Pontremoli con l'aspetto di
un grosso torrente montano. Sono gli ultimi
rivoli purissimi prima dell'incontro con l'impatto
urbano.
Un pò a
malincuore il Magra, giunto a valle, rallenta
sempre di più la sua corsa, lambendo,
in una cornice pitoresca di grande fascno, il
centro storico della città di Pontremoli
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