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I FIUMI DELLA LUNIGIANA 
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| Il
Rosaro |
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L'antico
ponte sul Rosaro nei pressi di Posara
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Il
Rosaro,
il fiume che scomparve
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Le
acque purissime del Rosaro
Dal
monte La Nuda, nei pressi del Passo del Cerreto,
prende vita, quasi per incanto, il torrente
Rosaro, alimentato dalle numerose sorgenti provenienti
dalle vallate laterali.
Qui è tutto un pullulare di sorgive in
gara tra loro nel portare al torrente il tributo
migliore.
Fra le faggete appenniniche rivoli di acqua
purissima scendono già con una loro identità:
Fonte Isotta, Tornatiglia, Piaggia Canalone,
Rio Secco sono i primi cordiali aiuti del Rosaro.
Più a valle avviene l'incontro con la
sorgente Tecchia della Rosa e la voce del torrente
si fa ora più impetuosa e baldanzosa.
Una breve corsetta ancora per poi cadere nelle
braccia di una grande conca. E' il lago Lungo
detto Padule o del Rosaro, incorniciato da una
stupenda corona di giovani faggi. Il lago ha
colori bellissimi. Azzurro e verde smeraldino
al centro, verde dorato luccicante sulle sponde
lontane. E, attorno, la più bella tavolozza
di tutti i possibili verdi.
Sul nome «Rosaro» corrono testimonianze
storiche. Su un manoscritto di alcuni secoli
fa si legge "al lago dette il titolo un
vecchio cespuglio o rosaio silvestro la cui
radice si era internata negli spacchi naturali
di un gran masso di macigno che sorge in mezzo
al lago".
La fauna del torrente
Trote, vaironi e tinche hanno trovato qui il
loro habitat ideale, in pacifica concorrenza
alimentare. L'esistenza del gambero di fiume,
specie sempre più rara nei nostri torrenti
e laghi, sta qui a significare l'ottima qualità
biologica di queste acque, particolarmente ricche
di microfauna.
Del gambero se ne parlava già alcuni
secoli fa. In un breve passo di un libro del
1779 di Anonimo (Effemeridi Biennali di Aronte
Lunense) si cita "un lago sopra Sassalbo,
formato dalle sorgenti del fiume Rosaro, che
somministra i preziosissimi gamberi neri".
Verso
Sassalbo
Con malinconico cammino il Rosaro lascia la
sua creazione lacustre. Ora lo attendono salti
e precipizi verso valle, quella valle formata
da arenarie "macigno" a cui il torrente
ha dato nome e alla cui continua erosione ha
da sempre contribuito.
L'occhio
spazia lontano laggiù dove il Rosaro
si tuffa per placare poi la sua corsa nell'immenso
slargo che porta verso l'abitato di Sassalbo.
Una tortuosa striscia azzurra su carta bianca
è il cammino del torrente.
Il fiume che scomparvee
Ha qualcosa di misterioso e di magico questo
corso nei ricordi degli abitanti di Sassalbo.
Correva l'anno 1931 quando il Rosaro si inabissò
poco a valle del paese scomparendo dopo una
piena che ne aveva cambiato il corso. Pare che
queste acque fossero poi ricomparse nella valle
del Taverone separata da quella del Rosaro dal
Monte Marinella.
Lo stupore di quell'evento dovuto ad un fenomeno
di carsismo suscitò a quell'epoca l'interesse
di molti studiosi.
L'intervento della Società Idroelettrica
che sfruttava le acque del Torrente Rosaro bloccò
questa infiltrazione chiudendo la bocca di entrata
con cemento (notizie desunte da "Itinerari
educativi. La Lunigiana" di Almo Farina).
Quasi
un fiume
Più a valle il torrente acquista
sempre più acqua. Abbondanti
torrentelli laterali ne aumentano la portata
facendo correre più rapido in una continua
successione di piccole cascate, salti e buche
ove di tanto in tanto si adagia. Le acque del
torrente Mommio particolarmente buone ed ossigenate
lo attendono sotto Fivizzano dove il Rosaro
diventa quasi fiume attraversando rapidamente
l'abitato di Posara (ove esiste un suggestivo
ed antico ponte) per andare a sfociare quale
immissario nell'Aulella.
Nei suoi venti chilometri di corsa il Rosaro
ha sempre tenuto fede alla sua fama di torrente
pittoresco e vario; una conoscenza non facile
per i molteplici luoghi di difficile accesso
ma degna di essere vissuta per tutti i possibili
incontri ambientali che si possono scoprire.
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Come
si arriva al Rosaro |
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