E' forse l'ultima della serie lunigianese, perchè è proprio una statua e non ha più nulla, o ben poco, della stele.
Il volto è molto livellato "ab origine" e dall'erosione degli agenti atmosferici, ma è tuttavia leggibile nei suoi caratteri principali, quali il naso, la bocca, e gli orecchi. Come la Bigliolo, alla quale si avvicina molti stilicamente, ha il collo appena abbozzato; la linea clavicolare ha andamento molto curvo. Non si distinguono le braccia, ma solo gli avambracci senza chiara distinzione delle mani. La destra tiene un'ascia dalla lama quadrangolare sostenuta da lungo tallone. la sinistra termina con un disco, che, forse, un tempo era emisferico.
Al di sotto, col consueto rilievo, si vede il "cingolum" che sembra sorreggere al centro un minuscolo perizoma, o segno del sesso. Questa è l'unica statua stele che porta traccia di armatura difensiva, o abbigliamento, nella parte posteriore.


Dall'incavo che segna la spina dorsale, si disparte, in alto, a linee divergenti, la rappresentazione di una protezione delle spalle. Anche la testa sembra coperta posteriormente.
Si trovava murata a fastigio di un'antica vasca nell'orto di Dario Tonelli, a Quercia, nella frazione di Reusa.




Dopo il riconoscimento da parte dello scrivente il proprietario l'ha donata al Comune di Casola. Attualmente si trova nel Museo del Territorio di Alta valle dell'Aulella a Casola in Lunigiana ed è di proprietà di quel Comune.
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