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Su1 territorio massetano sono attestate numerose testimonianze paleolitiche, la maggior parte delle quali individuata nel corso di questi ultimi venti anni. Interessano soprattutto siti di superficie, ma non mancano anche insediamenti in grotta, talora eccezionali per la natura particolare dei ritrovamenti. I resti più antichi risalgono probabilmente al Paleolitico medio (Musteriano), e sono rappresentati da scarsissimi ritrovamenti di superficie, situati soprattutto nella parte sud del territorio comunale, talora al limite con il Comune di Gavorrano. Fa eccezione per quantità, il materiale proveniente dal versante occidentale del Lago dell'Accesa, ancora da studiare, le cui caratteristiche tipologiche potrebbero però riportarci anche ad un momento più antico. Si tratta di un complesso di manufatti su quarzo di medie dimensioni, di tecnica non levallois, comprendente soprattutto raschiatoi e denticolati, ma anche qualche rozzo grattatoio e qualche pezzo scagliato. Di gran lunga più consistenti e significativi sono invece i resti del Paleolitico superiore, sia con ritrovamenti sporadici di superficie (casa val Mora, versante est del Lago dell'Accesa, etc.), che in giacimenti di maggior rilievo, talora di grotta, come il Sambuco, Vado all'Aranocio, Le Tane e Poggetti S. Laura. Al confine con il territorio di Gavorrano va ricordato poi un'importante giacimento di superficie, che ha restituito una quantità imponente d'industria litica riferibile all'Epigravettiano antico e finale, associata ad oggetti d'arte mobiliare (pendagli di steatite). Nei siti di maggiore interesse sopra ricordati, sono presenti complessi litici consistenti, riferibili in generale alle fasi evolute e finali dell'Epigravettiano, costituiti da una ricca serie di tipi di strumenti, come i Bulini, i Grattatoi, le Troncature, le Punte e le Lame a Dorso, le Punte, i Raschiatoi, i Denticolati e gli Scagliati. In tutte queste industrie si osserva l'uso predominante della selce d'importazione, soprattutto di colore giallo-arancio, rispetto al diaspro rosso e varicolore disponibile nelle formazioni geologiche locali. Non mancano nuclei e schegge non ritoccate che attestano la lavorazione in loco della materia prima fino dalle fasi iniziali. Alla grotta del Sambuco l'industria del paleolitico superiore proviene, almeno per il momento, da un unico livello non ancora esplorato in estensione, anche se al di sotto e indiziato un orizzonte più antico con ossa di grandi mammiferi e un'enorme quantità di microfauna. Diversa e più complessa appare invece la situazione a Vado all'Arancio, un riparo sotto roccia sulla riva destra del Fosso delle Rigattaie, che ha restituito, oltre ad un'industria epigravettiana finale e a resti di fauna, importanti oggetti d'arte mobiliare, nonché due sepolture. Tutti i materiali si riferiscono probabilmente ad un unico orizzonte culturale, corrispondente, dato l'esiguo spessore del sedimento archeologico, ad un periodo breve di frequentazione, avvenuta attorno agli 11500 anni circa da oggi. Le sepulture si riferiscono rispettivamente ad un maschio adulto dell'età di circa 22 anni e ad un bambino di appena 2 anni. Quella dell'adulto, meglio conservata, aveva una fossa scavata intenzionalmente. con lo scheletro in posizione supina, gli arti superiori lungo i fianchi e quelli inferiori distesi. Erano presenti probabilmente elementi di corredo, ascrivibili a strumenti litici, minerale ferroso (limonite), resti di fauna e conchigle forate; è singolare la presenza di una porzione di una testa di femore di bove all'interno della bocca. Lo studio paleopatologico delle ossa ha messo in evidenza una frattura multipla ricomposta del malleolo della gamba sinistra, dovuta prohahilmente ad una caduta dall'alto con il piede teso, nonché difficoltà di accrescimento delle ossa in seguito a malnutrizione. La sepoltura del bambino appariva invece alquanto sconvolta e frammentaria, priva di fossa, con il corpo deposto probabilmente in posizione inclinata ( forse seduto), e con due frammenti di travertino situati rispettivamente sotto la nuca e sopra il petto. Dal punto di vista antropologico l'inumato adulto, la cui altezza si aggirava attorno ai 167-168 cm, può essere riferito con ogni probabilità al tipo umano cosidetto "protomediterrraneo". Gli oggetti d'arte mobiliare, rinvenuti negli strati superiori del deposito, sono rappresentati da frammenti ossei che portano incisi profili di bovidi, cervidi, equidi e stambecchi, eseguiti anche con ricchezza di particolari al loro interno; nonché da tre raffigurazioni umane, due delle quali femminili, graffite su placchette calcaree. Lo stile di queste raffigurazioni richiama l'arte franco-cantabrica, soprattutto per le figure umane. Dalle località Le Tane e Poggetti S. Laura provengono infine altre interessanti industrie riferibili allo stesso ciclo, per le quali però esistono dubbi circa la giacitura, essendo state rinvenute in occasione di saggi esplorativi non bene documentati. Sono rappresentate comunque due ricche serie di manufatti, in cui sono presenti, oltre agli strumenti caratteristici dell'Epigravettiano evoluto-finale, anche nuclei e pezzi non ritoccati, che attestano una frequentazione non episodica dei due siti. |

