IL PONTE ZAMBECCARI

La costruzione di questo ponte rese necessario l'abbattimento della chiesa parrocchiale dei SS. Giovanni e Colombano, con grande agitazione della cittadinanza, subito divisa tra favorevoli e contrari all'operazione. L'edificio da demolire non aveva nulla di artistico e che valeva che fosse conservato; così come si deve convenire che il trasferimento della parrocchiale nell'antica chiesa extra moenia di S. Francesco non poteva che tornare di vantaggio, dopo i debiti rimborsi da parte del Comune. Tuttavia, il fatto che a decidere una volta per tutte l'abbattimento della chiesa fosse la prima Amministrazione Comunale socialista di Pontremoli, guidata da Pietro Bologna, fu bastante per ogni genere polemico. In effetti quella demolizione era stata decretata sino dal 1892 quando, realizzata la ferrovia con la stazione di Pontremoli sulla sinistra della Magra, fu chiara la necessità di costruire un ponte sul Verde percorribile in maniera più razionale di quanto potevano offrire (o non offrire) i due ponti allora unici - ed ancora esistenti - di S. Francesco di Sopra, o della Cresa, e di S. Francesco di Sotto, o del Casotto. Era il Comune di Zeri che chiedeva un accesso facile alla ferrovia. Ma le polemiche presto cessarono e i Pontremolesi, nelle calde serate d'estate, scoprirono il piacere di passeggiare sul nuovo ponte.
I più sarcastici, tra i vecchi sentimentali, inventarono una battuta che ripeteva, sulle note di una famosa romanza "Sù e zù, sù e zù ma la Cesa l'an gh'è pù!"