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Treschietto

panorama di Treschietto frazione di Bagnone

Panorama di Treschietto in una cartolina degli anni '50
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Treschietto


Emanuele Repetti, nel suo Dizionario geografico-fisico-storico dellaToscana (1843), scrive che questo paese col suo castello e la sua chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista, è collocato sulle propagini del monte Orsaro nell'alto bagnonese.
Treschietto diede il titolo ad un feudo dei marchesi Malaspina di Filattiera: "Spino fiorito", toccato, in seguito alla divisione che seguiva la legge longobarda, nel 1351, a Giovanni Malspina detto il "Berretta".
Il feudo di Treschietto si componeva allora del capoluogo e delle ville di Agnola, Corlaga, Finale, Iera, Leorgio (Leugio), Palestro, Stazzone e Vico. Fu però in seguito suddiviso tra i discendenti del Berretta: Corlaga con Iera e Vico furono staccati dal nucleo originario.
Nel 1249 il marchese Giovanni Giuniore approvò lo statuto di Treschietto e nel 1698 il marchese Ferdinando, l'ultimo della linea, vendette il suo feudo al granduca Cosimo III. Questo fatto causò una controversia tra il granduca, i Malaspina di Filattiera e il fisco imperiale, con alterne vicende di possesso.
Finalmente Treschietto col suo territorio fu dato in feudo dapprima al principe Corsini di Firenze, finché nel 1800 fu occupato dai francesi e nel 1814 riunito agli Stati Estensi della Lunigiana.
Dal 1805 al 1849 fu sede di Comune finendo poi aggregato al Comune di Bagnone. Nel 1832 contava 213 abitanti.
Di Treschietto come Comunità religiosa, non ne da notizie neppure il Pistarino nel suo libro "Le Pievi della Diocesi di Luni". Probabilmente perché essendo soggetta ai Malaspina, la chiesa era esente da decime e forse anche dalle dipendenze dalla Diocesi di Luni.
La prima notizia storica, che menziona Treschietto come chiesa soggetta a Luni, porta la data del 7 maggio 1568, giorno in cui il Cardinale Lomellini visitò la parrochia. Della visita del porporato si ha una descrizione minuta e particolareggiata. La chiesa di allora doveva essere molto più ridotta di quella attuale e con orientamento diverso. In pratica occupava l'attuale spazio che oggi costituisce il braccio trasversale all'altezza del presbiterio e comprendente la cappella dedicata a Sant Antonio da Padova; quindi con ingresso dalla strada pubblica e non dalla piazza come ora. La chiesa attuale fu costruita probabilmente tra la fine del 1500 ed i primi del 1600. Non si sa comunque una data precisa nè si può dedurre dalla linea della facciata nè da altri elementi interni.
Su una pietra murata nel campanile in arenaria squadrata si legge 1681 ma è impossibile dire a cosa si riferisca la data.
Nella visita del Cardinale Lomellini è pure menzionato l'oratorio dei Santi Rocco e Caterina di cui non rimane nulla all'infuori di alcuni quadri oggi nella parrocchiale.
Nel 1950 fu restaurato il tetto della chiesa e nel 1965 la facciata. L'interno della chiesa, ad unica navata, si presenta in buone condizioni e sobrie decorazioni.
I ruderi del castello con la torre cilindrata semimozzata da un fulmine sembrano avvalorare la leggenda di un locale don Rodrigo, il marchese Giovan Gasparro Malaspina che dal 1616 vessò i suoi sudditi con ogni sorta di male azioni e si coprì di turpitudini sino al 1678, quando all'età di 62 anni, con grande sollievo dei poveri sudditi, morì, non certo in odore di santità; veniva infatti chiamato dalla gente il "mostro"

 
 
   
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