|

Nicodemo Trincadini
Paolo Belmesseri
Gio Rolando Villani
Giuseppe Zambeccari
Stefano Bertolini
Alessandro Malaspina
Pietro Giovanni Parolini
Pietro Cocchi
Luigi Poletti
Luigi Campolonghi
Giovanni Sismondo
Manfredo Giuliani
|
Luigi
Poletti
scienziato e poeta (1864 - 1967)
Lo si ricorda ancora ultracentenario passeggiare per le vie del
centro di Pontremoli, attento e curioso di tutto e pronto a rispondere
con grande vivacità intellettuale alle domande che immancabilmente
gli venivano rivolte. Nacque a Pontremoli nel 1864, frequentò il
ginnasio vescovile e si trasferì quindi a Parma dove iniziò gli
studi liceali che terminò a Torino, qui si iscrisse all'Università
che tuttavia abbandonò per seguire il suo multiforme istinto. In
lui avrà prevalso la poesia o la scienza? E' una domanda che spesso
è stata posta, fine a se stessa, perché si sa, ai pontremolesi la
"Zumiana" o "Al Lupomanaio" stanno più a cuore che non tutti quei
"numeri primi" che Poletti per lunghi anni ha inseguito e per i
quali è giustamente ricordato nella storia della matematica. L'attività
scientifica di ricerca lo portò a semplificare nel 1911 il Crivello
di Erastotene e a scoprire il "Neocribum", un procedimento matematico
col quale iniziò ad individuare i "numeri primi", cioè quei numeri
che non hanno divisori che se stessi e l'unità. Ebbe subito riconoscimenti
ed attestati di stima da parte degli studiosi italiani del settore.
Nel 1914 per i tipi di Battei di Parma pubblicò un volume dal titolo
"Resultati teorico-pratici di una radicale modificazione del Crivello
di Erastotene". E' questa l'opera fondamentale degli studi matematici
del Poletti. Dal 1928 al 1958 da' alle stampe ben quattro elenchi
di numeri primi e due opere "Il mistero dei numeri primi" e "I protometri
dei numeri primi". Nel 1946 fu eletto membro di una commissione
di studio nominata dal Congresso dell'Associazione francese per
il progresso delle Scienze. Nel 1955 il presidente Gronchi gli consegnò
una medaglia d'oro per i risultati ottenuti con i suoi studi e la
commenda della Repubblica. Fu, nella sua lunga vita, anche amministratore
comunale in qualità di Commissario Prefettizio. Ma ciò che più è
rilevante in Poletti è la capacità di esprimere poeticamente, in
dialetto, con grande efficacia, gli umori della sua città, con la
sua storia e il suo repertorio di figure che la fantasia popolare
ha conservato nel tempo. La poesia dovette essere il suo modo di
uscire dai precisi schemi meccanicistici dello studio per rivisitare,
con gli strumenti della lingua dialettale e dell'immagine, il suo
mondo pontremolese. Pensiamo "Al Campanon d'Pontrémal", scritto
e musicato da lui stesso e "Al Lupomanaio", poesia dalle forti tinte
che disegna con rara perizia dialettale i contorni di leggende ancestrali.
Anche "La Zumniana" fu musicata; oggi tuttavia solo pochi la ricordano.
Così come le altre liriche: "Al socialìsme", "Al cant dal Cont Ugolìn",
una traduzione in pontremolese del XXXIII canto dell'Inferno di
Dante, "Turpino", "Vino del soglio", "La Grondola". Tutte queste
composizioni, frutto di capacità poetica dialettale fecero la notorietà
di Poletti tra i pontremolesi, assai più che non i suoi studi di
matematica e, vivendo sino a 103 anni, ebbe sicuramente tempo di
rendersene conto, ma la cosa forse non dovette dispiacergli affatto.
|