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La guida di Pontremoli


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Luigi Poletti
scienziato e poeta (1864 - 1967)

Lo si ricorda ancora ultracentenario passeggiare per le vie del centro di Pontremoli, attento e curioso di tutto e pronto a rispondere con grande vivacità intellettuale alle domande che immancabilmente gli venivano rivolte. Nacque a Pontremoli nel 1864, frequentò il ginnasio vescovile e si trasferì quindi a Parma dove iniziò gli studi liceali che terminò a Torino, qui si iscrisse all'Università che tuttavia abbandonò per seguire il suo multiforme istinto. In lui avrà prevalso la poesia o la scienza? E' una domanda che spesso è stata posta, fine a se stessa, perché si sa, ai pontremolesi la "Zumiana" o "Al Lupomanaio" stanno più a cuore che non tutti quei "numeri primi" che Poletti per lunghi anni ha inseguito e per i quali è giustamente ricordato nella storia della matematica. L'attività scientifica di ricerca lo portò a semplificare nel 1911 il Crivello di Erastotene e a scoprire il "Neocribum", un procedimento matematico col quale iniziò ad individuare i "numeri primi", cioè quei numeri che non hanno divisori che se stessi e l'unità. Ebbe subito riconoscimenti ed attestati di stima da parte degli studiosi italiani del settore. Nel 1914 per i tipi di Battei di Parma pubblicò un volume dal titolo "Resultati teorico-pratici di una radicale modificazione del Crivello di Erastotene". E' questa l'opera fondamentale degli studi matematici del Poletti. Dal 1928 al 1958 da' alle stampe ben quattro elenchi di numeri primi e due opere "Il mistero dei numeri primi" e "I protometri dei numeri primi". Nel 1946 fu eletto membro di una commissione di studio nominata dal Congresso dell'Associazione francese per il progresso delle Scienze. Nel 1955 il presidente Gronchi gli consegnò una medaglia d'oro per i risultati ottenuti con i suoi studi e la commenda della Repubblica. Fu, nella sua lunga vita, anche amministratore comunale in qualità di Commissario Prefettizio. Ma ciò che più è rilevante in Poletti è la capacità di esprimere poeticamente, in dialetto, con grande efficacia, gli umori della sua città, con la sua storia e il suo repertorio di figure che la fantasia popolare ha conservato nel tempo. La poesia dovette essere il suo modo di uscire dai precisi schemi meccanicistici dello studio per rivisitare, con gli strumenti della lingua dialettale e dell'immagine, il suo mondo pontremolese. Pensiamo "Al Campanon d'Pontrémal", scritto e musicato da lui stesso e "Al Lupomanaio", poesia dalle forti tinte che disegna con rara perizia dialettale i contorni di leggende ancestrali. Anche "La Zumniana" fu musicata; oggi tuttavia solo pochi la ricordano. Così come le altre liriche: "Al socialìsme", "Al cant dal Cont Ugolìn", una traduzione in pontremolese del XXXIII canto dell'Inferno di Dante, "Turpino", "Vino del soglio", "La Grondola". Tutte queste composizioni, frutto di capacità poetica dialettale fecero la notorietà di Poletti tra i pontremolesi, assai più che non i suoi studi di matematica e, vivendo sino a 103 anni, ebbe sicuramente tempo di rendersene conto, ma la cosa forse non dovette dispiacergli affatto.
 
 
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